2 Dicembre 2017 Dott.ssa Rebecca Silvia Rossi

L’unicità del paziente

Paziente, Analista, Coppia Terapeutica

Ogni persona è unica, diversa da qualsiasi altra, seppur possa presentare caratteristiche simili ad altre. Sembra molto banale, no? Eppure, è difficile pensare la stessa cosa di paziente ed analista. Erroneamente, siamo portati a pensare che “coi pazienti depressi si fa così”, “in seguito al lutto è bene fare cosà”, che qualsiasi terapeuta può andare bene per qualsiasi paziente. Sbagliato!

Terapeuta e paziente sono innanzitutto persone e, come tali, dotati di soggettività ed unicità proprie.

Qualcosa che accomuna chiunque si presenti ad un primo colloquio psicologico c’è: lo stare male e il chiedere aiuto. Non bisogna però cadere nell’errore che lo psicologo  sappia cosa sia il male o il bene per il paziente. Infatti, la sofferenza nasce dal proprio e personalissimo rapporto con la realtà, non dalla dicotomia bene-male.

Esiste un fattore terapeutico universale?

Non esiste, perciò, un “fattore terapeutico” valido per tutti: quello che per l’analista è guarigione non vuol dire che lo sia anche per il paziente, o per un altro analista. Anche se, la relazione di per sé aiuta verso lo stare meglio, obiettivo finale e supposto delle terapie.

Per il buon esito di un percorso terapeutico, poi, è di fondamentale importanza: da parte dell’analista un ascolto aperto ed un sincero interesse; da parte del paziente la volontà di essere coinvolto alla scoperta di sé stesso.

Nell’intervento analitico bisogna tenere a mente che ogni paziente ha il proprio modo di comunicare il suo malessere, allo psicologo e a sé stesso.

Qual è l’obiettivo dell’intervento analitico?

E allora qual è l’obiettivo dell’intervento analitico? Non avendo una teoria sul malessere e, quindi, sul benessere, è difficile delineare una strategia unica. L’intervento terapeutico deve mirare al cambiamento, che sarà sempre diverso in ogni paziente, perché ogni paziente è diverso dagli altri. Davanti ad un paziente che chiede aiuto in quanto soffre, è necessario che il terapeuta si ponga libero da qualsiasi presunzione di sapere cosa sia meglio per lui, quale deve essere il cambiamento che attenuerà la sua sofferenza. Si parte dal paziente, da quello che porta, da quello che è, per arrivare ad una meta che ancora è sconosciuta, attraverso la relazione analitica e la co-costruzione di significati tra paziente ed analista.